07/09/2010 01:44 (Utenti collegati:2)

Guidubaldo del Monte

Mechaniche Guidubaldo del Monte

Primogenito dei quindici figli di Raniero dei marchesi del Monte Santa Maria (Perugia), dal 1543 conte di Monte Baroccio, Guidubaldo nasce a Pesaro nel 1545.
Inizia i suoi studi a corte con illustri coetanei, Francesco Maria Della Rovere e Torquato Tasso.
A quattordici anni gli viene data in sposa Felice, figlia naturale del duca Guidubaldo della Rovere: gli darà undici figli maschi e sei femmine.
Lascia in culla il maschio destinato a succedergli per recarsi a Padova, ad affinare la sua preparazione filosofica e scientifica. Gran signore e perfetto "cortegiano", è impegnato anche nell'esercizio delle armi.
I suoi studi gli danno presto celebrità.
Ha solo trentasette anni quando Sansovino lo dichiara "uomo eccellentissimo nelle lettere e singolar matematico".
Il suo Mechanicorum liber, pubblicato nel 1577, viene subito ristampato in traduzione volgare.
Il Tasso indirizzerà nell'amico d'infanzia il sonetto "Misurator de' celesti corpi".
Negli anni 1600-1605 il conte risiede abitualmente a Mombaroccio, ma sono anche documentate le sue presenze a Pesaro: il che porterebbe a escludere la coazione, e a supporre piuttosto una scelta di semplicità e di raccoglimento da parte dello studioso schivo, che ai negotia della città e agli intrighi della corte preferisce gli otia della appartata e pittoresca sede comitale.
L'aggravarsi della sciatica che lo affligge dalla giovinezza lo induce a far ritorno a Pesaro, dove muore il 7 Gennaio 1607.
"La sua morte fu così sentita da tutte le città e dall'Italia che fu onorato da molti virtuosi con varie poesie latine e volgari" (Bop, ms. 758).
Pesaro lo accompagnò alla sepoltura , nella chiesa del Corpus Domini, con "pompa e splendidezza".
Guidubaldo divenne conte di Monte Baroccio alla morte del padre, nel 1587.
I vent'anni della sua signoria furono tra i più tormentati della storia italiana, afflitti fra l'altro da ripetute gravissime carestie.
Del governo di Guidubaldo, le poche informazioni disponibili danno l'impressione di una presenza discreta e distaccata. Rare le sue interferenze negli affari comunicativi, intese per lo più a sollecitare l'abbellimento della "terra", cioè del paese.
La fama e l'autorità che Guidubaldo del Monte godette presso la comunità scientifica internazionale sono state messe in debita luce da E. Gamba e V. Montebelli in un importante libro e nella bella mostra pesarese del 1989.
Della sua opera più famosa. stampata a Pesaro nel 1577, pubblicata in volgare a Venezia nel 1581, ristampata nel 1615 e nel 1685, Gamba scrive che "ebbe notevole diffusione dentro e fuori dell'Italia, la lesse Galileo, Capitò anche nelle mani di Cartesio".
A proposito di Galileo, che in numerose lettere mostra di far gran conto dell'opinione del nostro, va anche ricordato che si avvalse in più occasioni dell'efficace protezione ottenutagli da Guidubaldo presso il fratello cardinale, che gli fece ottenere la cattedra di matematica presso lo studio di Pisa nel 1589 e di Padova nel 1592.
Oltre che di meccanica, Guidubaldo si occupò di cosmologia, di astronimia, di prospettiva, di balistica, e quindi di architettura militare. Munzio Oddi testimonia che Guidubaldo e Galileo "fecero insieme prove con artiglierie", e il Del Monte nel 1588 fu "visitatore generale" delle città e fortezze del granducato di Toscana.
Forse fu proprio questa missione a causare il preteso disappunto del duca, e forse i dissapori con l'amico indussero il conte a vivere sempre più "ritirato in Monte Baroccio suo castello, ove attese a studiare , et a scrivere... facendo ricco il mondo de parti del suo felicissimo ingegno" (Baldi).

Dei tanti figli, il solo Orazio raccolse l'eredità scientifica del padre, di cui pubblicò postumo il secondo trattato di astrologia.
A lui, raccomandatogli dal padre, Galileo invierà nel 1610 copia del Sidereus Nuncius.